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Ho il piacere di condividere con voi un breve racconto che ho scritto per partecipare ad un concorso.
Il tema era il sogno, onirico oppure inteso come desiderio.
Spero vi piaccia, anche se non si tratta di Fantasy 😄😅
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#JobOkMagazine #racconto4 Buongiorno Bullini! Capodanno si avvicina e chi legge a capodanno, legge tutto l’anno… non aggiungo altro, le vostre menti hanno già fatto da sole XD A chi tocca oggi? Ah, sì! È lui o non è lui? Ma certo che è lui: Eddy Morello! E udite, udite: la copertina è stata creata appositamente per questo racconto da Erika (che a mio avviso, è stata bravissima!) Leggete, leggete, leggete, poi scrivete e illustrate, basta che la passione continui a scuotervi gli animi. Buona lettura dalla vostra Bulla <3 (Alessandro XD) COME CAMBIANO LE COSE Sposto gli ultimi piatti nel lavandino, e mi volto a guardarla. Elena è ancora lì in piedi accanto al tavolo, e mi fissa. Il suo volto è illuminato dalla luce delle candele, che spandono nell’aria un profumo di vaniglia. In sottofondo, la radio sta passando “Come cambiano le cose”. Le sorrido. Come cambiano le cose… Un mese fa facevi fatica a ricordare il mio nome. «Piaciuta la cena?» Gli occhi le brillano. I riccioli rossi le ricadono morbidi sulle guance. Ne scosta una ciocca e posa lo sguardo sul tavolo. Lo riporta su di me. «Sì, molto buona. Non avevo mai mangiato il pollo all’arancia.» Si volta a guardare l’ora, e torna a fissarmi. «Si sta facendo tardi: dobbiamo sbrigarci, o perderemo l’inizio del film.» Giro attorno al tavolo e guardo l’orologio da parete. Paolo è in ritardo. Spero abbia visto il messaggio su Twitter. Mi avvicino a lei, e scosto lo sgabello. Mi ci siedo a metà, restando con un piede a terra. «Be’, non è obbligatorio andare al cinema. Possiamo andarci anche un’altra sera, se preferisci.» Tendo l’orecchio. La canzone è finita, e sta andando la pubblicità di un gommista. Lei prende il suo bicchiere. È ancora pieno a metà. «Abbiamo ancora il vino da finire.» Prendo anch’io il mio e lo tendo verso di lei, che fa un passo avanti per brindare. I calici tintinnano, e il Nero d’Avola ondeggia, spandendo i riflessi delle fiammelle che danzano a centrotavola. Si accomoda sullo sgabello. Non riesco a smettere di fissarle le labbra. Con la lingua fa muovere il brillantino del piercing. Porta il bicchiere alla bocca e sorseggia. Io la imito, ma senza staccarle gli occhi di dosso. Il mio cuore accelera quando sento la voce dello speaker. Sta leggendo un messaggio WhatsApp. Dai, Paolo, apri Twitter, ti prego… Lei appoggia il bicchiere. «Quindi, che si fa?» Le mani mi si gelano, e sento lo stomaco stringersi. Faccio spallucce e guardo di nuovo l’ora. «Be’, il film direi di rimandarlo a un’altra volta.» Le sorrido. «E poi, così, ho una scusa per rivederti.» Poggio anch’io il bicchiere sul tavolo. Lei inclina appena la testa. Mi fai morire, così… «Direi che ci siamo visti spesso, negli ultimi giorni. Ti serve davvero una scusa? Ormai il contagocce si è rotto, direi.» Già, il contagocce… Come cambiano le cose… «Sì, direi di sì. E meno male.» Tendo l’orecchio. Paolo sta salutando un ascoltatore che ha mandato un vocale. Dai, ti prego, leggi il mio messaggio… Le indico la macchinetta dell’espresso. «Lo prendi un caffè?» Annuisce e si alza. «Sì, volentieri. Lo bevi anche tu?» Annuisco e mi alzo per andare a prendere i bicchierini. Lei si avvicina alla macchinetta e mi aspetta. Tiro fuori i bicchierini neri dal pensile e li appoggio sul tavolo. Chiudo lo sportello e li riprendo in mano. Vado da lei, che continua a fissarmi e intanto preme il pulsantino d’accensione. Le porgo un bicchierino. «Che gusto preferisci?» Lei lo prende, e le sue dita sfiorano le mie. Un brivido mi attraversa la schiena, e il mio cuore perde un battito. Guarda le cialde nelle ciotole d’alluminio. «Quello che mi hai fatto assaggiare l’altro ieri.» Le sono abbastanza vicino da sentire il suo profumo. CK One. L’adoro... Reprimo l’impulso di annusarle il collo scoperto, e deglutisco. Annuisco e le indico la ciotola di sinistra. «Quello.» Dai Paolo, sbrigati! Poggia il bicchierino accanto alla macchinetta, e tocca con l’indice il bordo della ciotola. «Questo?» Oh, fanculo, o adesso o mai più. Appoggio il bicchierino accanto al suo, deglutisco di nuovo, e le poso la mano sul fianco sinistro. La spingo appena per farla voltare verso di me. Lei mi posa le mani sulle spalle e mi fissa. «…e ora dobbiamo fare una dedica.» La voce di Paolo mi fa drizzare le orecchie. Fa’ che sia la mia, ti prego! «La dedica è per Elena, da parte di Mirko.» Sì! Grazie Paolo, tempismo perfetto! Lei spalanca gli occhi e schiude la bocca. «È una canzone di parecchi anni fa: “Leave me breathless”, delle Corrs. Vai Mirko!» Sollevo le sopracciglia e increspo le labbra in un sorriso. Le prime note della canzone crescono di volume. «Ma tu sei pazzo!» Sì, di te. Sospiro. «Per cosa, per una dedica in radio?» Le appoggio l’altra mano sul fianco destro, e la tiro appena verso di me. Il suo corpo è contro il mio; mi passa le braccia attorno al collo. Ho il cuore in gola, me lo sento pulsare nelle orecchie. Lo stomaco è più stretto di un sacchetto del sottovuoto. Sposta la testa, e posa la guancia destra alla mia. Il suo profumo mi investe, e il calore della sua pelle ma fa correre un altro brivido lungo la schiena. Mi viene la pelle d’oca. «Sei pazzo.» Il suo alito mi sfiora l’orecchio. Sento una lacrima bagnarmi la guancia. Perché piange? Faccio per scostarmi, ma mi stringe a sé. «Ehi, che succede. Ho fatto qualcosa che non va?» Scuote la testa, e posa di nuovo la guancia alla mia. «Non so se sono pronta per tutto questo. Dopo quello che ho passato, ho paura di come potrebbe andare a finire.» Ehi, io non sono il tuo ex… Sospiro. «Elena, non ho intenzione di spingerti a fare qualcosa che non vuoi fare.» Faccio ancora per scostarmi, ma mi trattiene. Sospiro ancora. «Sai che provo qualcosa per te. Oramai dovresti averlo capito dal mio ultimo messaggio.» «È questo che mi fa paura.» «Ma non c’è nulla di cui aver paura. Io ti ho detto quello che penso di te, ma non voglio forzarti la mano. Basta una tua parola, e io farò un passo indietro immediatamente.» Scuote la testa e mi stringe più forte. «Io non voglio che tu faccia un passo indietro.» «Ok, ma non farò neppure un passo avanti. Ora tocca a te. Io non ti voglio forzare la mano.» La spingo con le mani e riesco a farla staccare da me. Le sue braccia scivolano sul mio collo, e le sue dita sfiorano la mia nuca. Sto per morire! La fisso negli occhi, lucidi di lacrime. Scuoto la testa. «Non ti forzerò mai a fare qualcosa che tu non voglia fare. Per certe cose bisogna essere d’accordo in due. Ora sta a te fare un passo verso di me.» L’ultimo ritornello della canzone sta per finire. Un’altra lacrima le cola sul viso. Torna ad abbracciarmi, e a posare la guancia sulla mia. La musica si dissolve. «“Leave me breathless”, lasciami senza fiato, dedicata a Elena da parte di Mirko.» La sento ridacchiare. «Suvvia, Elena, e daglielo ‘sto bacio!» La sua risatina si mischia coi singhiozzi. La sua guancia struscia sulla mia, le sue labbra mi sfiorano la pelle. Mi si rizzano i peli, e il cuore perde un altro battito. Con le mani mi carezza la nuca: le nostre bocche si sovrappongono. Come cambiano le cose… Chiudo gli occhi e schiudo le labbra, e mi lascio baciare. Le mie mani ghiacciate risalgono i suoi fianchi; si incontrano sulla sua schiena. La tiro contro di me e prendo fiato. Il bacio si fa più intenso, e le nostre lingue si cercano. Il suo profumo mi riempie le narici. Il cuore mi sta scoppiando nel petto. La sua lingua si ritira, le labbra si staccano. Riapro gli occhi, e le sorrido. Lei ricambia, e mi accarezza nuovamente la nuca. Le lacrime ancora le rigano il volto, ma ha smesso di piangere. Con la mano destra le risalgo la schiena fino al collo, le scanso i capelli, e col dorso dell’indice le carezzo la guancia. La preme contro le mie dita. Giro la mano, e le passo il pollice sotto l’occhio per asciugarle la lacrima. Sei la cosa più bella che mi sia mai capitata… D’ora in avanti farò il possibile perché le tue lacrime siano solo di gioia… Le infilo le dita tra i capelli, e la tiro verso di me. Le sfioro la punta del naso col mio. Lei fa altrettanto, chiude di nuovo gli occhi e ricomincia a baciarmi. Le nostre lingue tornano a cercarsi e ad avvinghiarsi l’una all’altra. Prima di staccarmi di nuovo, cerco il suo labbro inferiore coi denti. Torno a sorriderle, e mi sporgo verso il lato destro del suo collo. La bacio all’attaccatura della spalla, e con entrambe le mani sulla schiena la stringo ancora a me. Lei reclina la testa all’indietro, ed emette un gemito. Avvicina la bocca al mio orecchio. «Non starai correndo troppo?» Respiro il suo profumo, e struscio la mia guancia contro la sua, fino a trovare di nuovo le sue labbra. Ci baciamo ancora una volta. Sento il brillantino del piercing premermi contro il labbro inferiore. Mi stacco e la fisso negli occhi. Sono uno spettacolo, potrei perdere ore a guardarteli… «Scusa. Non succederà nulla che tu non voglia. Mai.» Lei si sporge ancora verso il mio orecchio. «E chi ha detto che io non volessi?» Mi morde il lobo dell’orecchio. Un brivido mi corre lungo la schiena, e la stringo a me ancor più forte. Il cuore mi martella il petto come se stesse cercando di uscire fuori. Come cambiano le cose… Lascia andare il lobo, e inizia a baciarmi il collo. Chiudo gli occhi, e mi aggrappo a lei come fosse uno scoglio in mezzo alla corrente. Lei ritira i gomiti contro il proprio petto, sfregando le braccia sul mio. Scende con le mani fino al bordo della maglietta, lo solleva, e ce le infila sotto. Sto per morire… La carezza delle sue dita sulla mia pelle mi fa venire i brividi. Continua a baciarmi, e con le mani risale fino al mio petto. Io abbasso le mie, e le infilo sotto alla sua maglietta. La sua schiena è calda come il pane appena sfornato; la sua pelle, liscia come una pesca. Raggiungo l’elastico del reggiseno, e ci infilo le dita sotto. Risalgo fino alle sue spalle. Sento la sua maglietta sollevarsi lungo le mie braccia, e la mia risalirmi la schiena. Mi rendo conto che la mia erezione sta premendo contro il suo pube. Lei smette di baciarmi, e avvicina di nuovo la bocca al mio orecchio. «Stiamo correndo troppo.» Socchiudo gli occhi. «Lo so. Se vuoi…» «Sh…» Ricomincia a baciarmi il collo. Io faccio altrettanto, e scendo verso la spalla, scostando la maglietta dall’interno con la mano. Spinge contro il mio petto, e mi costringe a indietreggiare. Attraversiamo il monolocale, e arriviamo al letto. Non sta succedendo davvero… Si ferma quando le mie gambe sono posate al bordo. Smettiamo di baciarci, e ci fissiamo negli occhi. Fino a dove vuoi spingerti? Abbassa le mani, afferra il bordo della maglietta e la solleva. Il mio cuore perde un battito. Non ci posso credere... Mi costringe a sollevare le braccia, e prendo l’occasione per sfilare la maglietta anche a lei. Ci ritroviamo entrambi con le braccia sollevate. Io ho il colletto stretto attorno alla fronte, lei ce l’ha appena sopra le labbra. Abbasso le braccia e l’abbraccio, e la bacio sulla bocca. Le sue labbra morbide si schiudono, e le nostre lingue tornano lottare tra loro. Le sfilo del tutto la maglietta, lei sfila la mia. Le gettiamo entrambe in terra, e lei mi spinge indietro, facendomi cadere sul letto e lasciandosi cadere su di me, col ginocchio destro in mezzo alle mie gambe e le mani sui miei pettorali. L’afferro per i fianchi, appena sopra la cintura dei jeans. Sento il tepore del suo corpo sulle dita. L’acciaio del piercing all’ombelico riflette la luce del lampione che entra dalla porta-finestra alle mie spalle. Il pizzo nero del reggiseno risalta appena sulla pelle abbronzata. I riccioli rossi le scendono ai lati del viso. Il suo sorriso le increspa un lato della bocca, e gli occhi stretti penetrano nei miei. Il mio cuore galoppa come se stesse correndo la corsa della vita. È troppo bello per essere vero… La tiro verso di me. Lei asseconda il mio movimento. Torniamo a baciarci. Le passo le mani sulla schiena, sfiorandola coi polpastrelli. La sento rabbrividire e inspirare profondamente; le sue unghie si piantano nella mia pelle, la sua schiena s’inarca. Raggiungo la clip del reggiseno, e la sgancio con due dita. Non ci posso credere! Dlin dlon! L’immagine di Elena sfuma, e viene sostituita da quella dei fornelli. Sbatto un paio di volte le palpebre. I fornelli sono ancora lì. Sollevo lo sguardo dalla padella che frigge, mi scosto dal piano di cottura, e guardo verso l’ingresso. «Un attimo, arrivo subito.» Afferro la padella per il manico, e l’agito un paio di volte; mi pulisco le mani sullo straccio da cucina e mi fiondo verso la porta. Giro la chiave, afferro la maniglia. Un respiro profondo, e l’abbasso. Un passo indietro e apro il battente. Sorrido. «Ciao Elena, ben arrivata.» Indico alle mie spalle con un cenno del capo. «Sto preparando la cena. Spero ti piaccia il pollo all’arancia.»

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Mai visti angeli così 😎

Altre 5 stelline... Grazie Daisy ✌️😎

E per chi fosse interessato 😉
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Maggiori informazioni: www.langelonero.it/

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L'Angelo Nero è riuscito a guadagnarsi anche una #nonrecensione, e più che positiva, direi 😍

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IL MONDO DIETRO AD UN GESTO #ioleggo #nonrecensione Non sono brava a fare recensioni quindi, ancora una volta, non ne farò... ma questo non vi salverà dal mio "spunt(in)o di riflessione" su L'angelo Nero. Non è un libro perfetto. Non lo sono per primi i personaggi che lo popolano; sono conditi da difetti ostentati che ne mantengono intatta la ruvidezza. Richiede un lettore che non si faccia spaventare, o colpire, dall'aspetto volgare di alcune parole, che in un contesto rude e militare ci possono stare, e che si approcci con mente e occhi spalancati... Le scene di guerra sono crude e senza sconti (che Ken Shiro spostati proprio, pivellino😂😂😂), e mettono in risalto sia l'orrore della guerra che la stupidità del perpetrarla. Eddy Morello, con la sua voce profonda, dice che è un libro da sei. Io dico che è almeno da sette e mezzo (il ché va bene anche per giocare a Natale!)...😎 anche se una gestione dei flashback differente, avrebbe giovato al ritmo...😝 Delle tante cose da dire su questo libro, forse quella più importante di tutte è che è una storia stratificata. Più attenzione dedica il lettore, più si accorge che nessun particolare è messo a casaccio. Non è cruciale solo ciò che viene scritto, ma quello che trapela tra le righe nei gesti compiuti dai personaggi, dalle parole urlate e da quelle sussurrate all'orecchio... prima di sentirsi piantare un coltello fra le costole. Ti punta il dito addosso e ti picchietta sullo sterno, chiedendoti attraverso quali filtri guardi il mondo che ti circonda... e di quali sei consapevole. Esistono prigioni che non hanno sbarre, ma che ti incatenano ugualmente perché ingabbiano la mente. Se sei abituato a camminarci dentro ogni giorno, alla fine non ti accorgi più nemmeno dove sta la differenza (e Matrix Docet al riguardo). Il Bene e il Male non hanno confini così netti da delinearli e quello che conta davvero è dove ti attesti tu, con le tue scelte, come individuo... cosa ne fai del tuo paio di ali e se credi davvero in te stesso da farle funzionare lasciando gli altri, identici a te, a guardarti con i piedi ben piantati in terra e il naso all'insù. Non suggerisce niente. Non dà giudizi. Non dice cosa devi pensarne; ti mette tutte le carte in mano e ti dice: "fai la tua mossa". È un pregio della "Setta dello Show Don't Tell", ma che ha un rovescio della medaglia non indifferente. Bisogna essere all'altezza di ciò che si vuole mostrare, perchè rischiare di sdrucciolare su passaggi troppo meccanici, che hanno sacrificato un po' di musicalità delle parole, è un baleno. Mi ha piacevolmente stupita, sotto tanti aspetti... e mi ha dato da riflettere su molti altri. Ho fatto presente al poliziotto cattivo, tutte le cose che non mi tornavano e gli ho tirato un po' le orecchie dove lo ritenevo giusto (visto che poi lui le tirerà a me, così poi siamo pari!😏). Ci sono delle perle disseminate in questa storia. Gesti che compiamo ogni giorno, inconsapevolmente, è che nascondono un intero mondo... voi sarete in grado di trovarli? Buona caccia... 😉

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Giovedì sera, alle ore 21:00, vi aspetto tutti alla serata autore organizzata dal gruppo Scrittori e Lettori Fantasy. Si tratta di un'intervista online, in diretta. Non dovrete neppure muovervi da casa. Quindi, mi raccomando... non mancate 😉 ... Altro...Riduci

Qualcuno ancora non è rientrato a casa da venerdì sera (fate avere vostre notizie, mi raccomando), e la festa non è del tutto finita, perché giovedì alle 21 io e Vincenzo Romano condurremo la serata autore di Eddy Morello. Yeah!

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